|
accumulo di neve, deposito
Risultato del trasporto di neve ad opera del vento. Strato
di neve più o meno spesso accumulato in una zona al riparo dal vento.
Le principali zone di accumulo si localizzano sui pendii vicini alle
creste, nei canaloni, nelle conche o in corrispondenza dei cambi di
pendenza. Spiegazione più dettagliata:
nella neve trasportata dal vento, i cristalli vengono frantumati dalrotolamento,
dalla saltazione e dai movimenti dal basso in alto e viceversa; di
conseguenza la loro dimensione si riduce fino al 10-20% di quella
originaria. Depositandosi i grani sono pressati gli uni contro gli
altri e questo fa sì che, soprattutto nei pendii sottovento, si trovino
strati di neve ventata a elevata densità. La neve ha dei legami interni,
ma può anche essere ancora soffice. |
altezza del manto nevoso:
Altezza del manto nevoso misurata verticalmente rispetto al pendio. |
altezza totale della neve fresca:
Sommatoria della quantità di neve fresca calcolata per un determinato
periodo (per esempio: somma complessiva dell’altezza di neve fresca
caduta in tre giorni). |
area di distacco, zona di distacco:
Zona nella quale inizia il movimento della valanga. |
assestamento:
Diminuzione dello spessore del manto nevoso per effetto del metamorfismo
distruttivo, con conseguente aumento della densità e della resistenza
della neve.
Vedi anche: metamorfismo distruttivo |
aumento della resistenza in uno strato di neve:
I legami tra i cristalli (quantità e/o qualità dei punti di legame)
aumentano e questo permette la trasmissione tra gli stessi di forze
maggiori. |
|
base del manto nevoso, strato basale:
Strati inferiori o parte inferiore, prossima al suolo, del manto nevoso.
|
base di parete rocciosa:
Parte inferiore di una parete rocciosa che spesso si prolunga in un
pendio di detriti. Come regola generale, questo implica la presenza
di un cambio di pendenza, più o meno marcato che riduce l’inclinazione
del pendio sottostante. Il piede di una parete rocciosa identifica
frequentemente l’inizio di un pendio estremamente ripido o ripido.
Vedi anche: terreno estremamente ripido - terreno ripido |
brina di superficie:
Cristalli di ghiaccio trasparenti, a forma piana o aghiforme, che
si formano per sublimazione sulla superficie fredda della neve per
trasferimento di vapore acqueo verso la superficie che si raffredda
al di sotto della temperatura ambiente per irraggiamento.
Vedi anche: irraggiamento - superficie di scorrimento
|
|
cambio di pendenza:
Luogo dove l’inclinazione del pendio aumenta in modo sensibile. Costituisce
un luogo privilegiato per l’accumulo di neve ventata.
Vedi anche: inclinazione del pendio |
canalone:
Canalone ripido, generalmente situato in prossimità di creste e delimitato
da rocce nude. Contiene spesso detriti rocciosi. Luogo privilegiato
per l’accumulo di neve ventata. |
conca:
Lieve depressione, dalla forma arrotondata o allungata, ubicata su
un terreno pianeggiante o su di un pendio. Luogo privilegiato per
l’accumulo di neve trasportata dal vento. |
| consolidamento (cfr.: aumento della resistenza)
|
cornice di neve:
Accumulo di neve ventata, depositata mediante trasporto eolico della
neve formante una struttura aggettante conica rivolta verso il versante
sottovento. |
costone:
Zona elevata, lineare, nettamente distinta dall’ambiente circostante.
cresta: Stretta linea che divide due versanti di una montagna con
esposizioni diverse.
Vedi anche: crinale |
crinale:
Cresta di una montagna, lunga e marcata. Spiegazione
più dettagliata: un crinale si sviluppa sempre in rilievo
rispetto al terreno circostante e lega sovente più cime fra di loro.
Vedi anche: cresta |
crosta:
Strato del manto nevoso molto compatto, formatosi in seguito ai processi
di fusione e rigelo o per azione del vento. |
crosta da rigelo:
Si forma per rigelo dell’acqua liquida contenuta in uno strato di
neve bagnata, con conseguente aumento della resistenza.
Vedi anche: metamorfismo da fusione |
crosta non portante:
Crosta in superficie con scarsa capacità portante, che si rompe al
passaggio di una persona (con o senza sci/snowboard). |
crosta superficiale:
Crosta che si forma sulla superficie del manto nevoso. |
|
dimensioni degli accumuli di neve:
Vedi
tabella |
dimensioni delle valanghe:
Dimensioni delle valanghe, classificate in base alla lunghezza, al
volume e ai danni potenziali: tabella |
distacco provocato di valanghe:
Distacco di valanghe causato da carichi supplementari sul manto nevoso
(per esempio: le onde d’urto in caso di esplosione, passaggio di macchine,
di persone, etc.). |
distacco spontaneo di valanga, valanga spontanea:
Distacco spontaneo di una valanga che avviene senza influenza esterna
sul manto nevoso. |
dorsale:
Zona tondeggiante e allungata, più elevata rispetto al terreno circostante. |
|
esposizione, esposizione del pendio:
Punto cardinale verso il quale è rivolto un pendio; per esempio un
pendio esposto a nord è rivolto verso nord.
Vedi anche: esposto |
esposto:
Esposizione in rapporto al vento, ai punti cardinali, al sole, alle
valanghe o al pericolo in generale.
Vedi anche: esposizione, esposizione del pendio pendio soleggiato,
esposto al sole pendio sopravento/esposto al vento via di comunicazione
esposta (in prossimità di in pendio) |
estensione degli accumuli: Vedi
tabella |
|
fasce altitudinali:
Fasce ubicate a quota paragonabile, definite in funzione della loro
distanza verticale dal livello del mare (con una precisione di ± 100
m di quota)
- alta quota: da 2000 a 3000 m s.l.m.
- media quota: da 1000 a 2000 m s.l.m.
- bassa quota: al di sotto di 1000 m s.l.m.
Vedi anche zone a quota molto alta |
Forcella/passo/sella/valico:
Zona di passaggio tra due vallate. Il restringimento nella zona del
valico determina un aumento della velocità del vento, fenomeno che
provoca la formazione di importanti accumuli di neve ventata. |
formazione di fessure/crepe:
All’interno di un manto nevoso fragile si possono formare delle fessure,
le quali indicano la presenza di tensioni all’interno del manto nevoso.
|
frequenza delle valanghe:
Numero di valanghe per unità di superficie:
- poche, sporadiche valanghe: 0-10 valanghe / 100 km2
- alcune valanghe: 10-30 valanghe / 100 km2
- molte valanghe: 30-100 valanghe / 100 km2 |
|
grande valanga:
Valanga che raggiunge il fondovalle.
Vedi anche: dimensioni delle valanghe |
|
inclinazione del pendio:
Inclinazione di un pendio, misurata su una carta 1: 25.000 nel punto
più ripido sulla linea di massima pendenza, oppure misurata sul terreno:
- poco ripido: meno di 30°
- ripido: da 30° a 35°
- molto ripido: da 35° a 40°
- estremamente ripido: più di 40°
Vedi anche: terreno ripido - terreno estremamente ripido |
in particolare con forte sovraccarico:
Generalmente con forte sovraccarico, ma in certe situazioni anche
con debole sovraccarico. |
irraggiamento:
Emissione di radiazioni termiche a onda lunga (infrarosso) dalla superficie
del manto nevoso verso l’atmosfera. In assenza di copertura nuvolosa,
la superficie del manto nevoso si raffredda notevolmente fino ad una
temperatura inferiore a quella dell’aria (da qualche grado fino a
20° C).
Vedi anche: brina di superficie radiazione, radiazione - irraggiamento
|
|
limite del bosco:
Zona limite definita in base al clima e in base alla presenza del
bosco, in corrispondenza della quale il bosco stesso può avere ancora
una funzione di protezione efficace contro le valanghe. In Italia:
- Alpi Occidentali: 2000-2200 m
- Alpi Orientali: 1800-1900 m
- Appennini: 1700-1800 m |
limite della nevicata:
Altitudine sul livello del mare in corrispondenza della quale le precipitazioni
cadono prevalentemente sotto forma di neve che si deposita al suolo.
Tale limite si colloca in genere 300 m al di sotto della quota dello
zero termico. Può anche raggiungere i 600 m al di sotto della quota
dello zero termico, in caso di precipitazioni abbondanti e/o entro
valli chiuse. |
limite dell’innevamento:
Limite (espresso in metri al di sopra del livello del mare) tra le
zone coperte di neve e le zone non innevate. Il limite dell’innevamento
può variare in funzione dell’esposizione. |
lontano dal crinale, pendio aperto :
Zona che non è direttamente collegata con il crinale.
Spiegazione più dettagliata: questa zona corrisponde
spesso al passaggio da un terreno estremamente ripido a uno ripido.
Generalmente, in pieno inverno, questa zona è caratterizzata da una
copertura nevosa continua. I tratti ripidi e i piccoli rilievi che
non sono in relazione diretta con il crinale fanno ugualmente parte
di questa zona. Le aree prossime al crinale e quelle lontane dal crinale
non sono separate nettamente le une dalle altre. Il limite tra le
due deve essere considerato come una zona di transizione.
Vedi anche: canalone - conca - costone |
| luogo pericoloso (in caso di valanga):
Luogo dove persone o beni possono essere travolti da una valanga.
Attenzione: questo termine è generalmente
utilizzato nel bollettino Valanghe nell’accezione seguente: luogo
in cui il sovraccarico prodotto da sciatori o alpinisti può provocare
il distacco di una valanga.
N.B.: in pratica, il contesto del bollettino
permette di comprendere chiaramente il senso attribuito al termine. |
|
manto nevoso:
Neve accumulata al suolo in diversi strati. |
manto nevoso instabile:
Un manto nevoso è instabile quando un sovraccarico può provocare una
frattura all’interno dello stesso.
Vedi anche: strati deboli/fragili |
manto nevoso portante:
Manto nevoso consolidato in superficie e che sopporta il peso di una
persona (con o senza sci/snowboard).
Vedi anche: crosta non portante |
metamorfismo costruttivo della neve:
I cristalli di neve evolvono in cristalli sfaccettati e in forme cave
a calice. I cristalli di grandi dimensioni si accrescono progressivamente
mentre quelli piccoli si dissolvono. Questo comporta una perdita di
resistenza dello strato di neve trasformato. Spiegazioni
più dettagliate: avviene durante la prima parte dell’inverno,
soprattutto nelle zone in ombra, dove l’altezza della neve è ridotta
e la vegetazione è arbustiva.
Vedi anche: stabilità - stabilità del manto nevoso - strati
deboli/fragili - trasformazione della neve (metamorfismo) |
metamorfismo da fusione:
Trasformazione della neve dovuta ad un apporto termico a 0°C. Questa
trasformazione determina la produzione di acqua liquida che si mescola
ai cristalli di neve, con conseguente riduzione della resistenza.
Vedi anche:crosta da rigelo |
metamorfismo distruttivo della neve:
I cristalli di neve fresca semplificano la loro struttura per ottenere
la forma arrotondata.
Questo comporta un assestamento e un consolidamento della neve fresca.
Vedi anche: trasformazione della neve (metamorfismo) |
|
neve molto bagnata:
Neve con alto tenore d’acqua, a temperatura di 0°C. L’acqua è visibile
e la si può estrarre comprimendo la neve. |
neve recente:
Neve poco trasformata e poco compattata, risalente a un periodo di
precipitazione attuale o piuttosto recente. Il periodo corrispondente
è indicato nel bollettino valanghe.
Vedi anche: altezza totale della neve fresca - quantità di
neve fresca |
neve pallottolare:
Forma particolare di neve fresca costituita da cristalli brinati,
ovvero da cristalli sulle cui facce si sono congelate, durante il
processo di crescita, le gocce d’acqua sopraffusa presenti nella nube. |
neve primaverile:
Neve umida, formata da policristalli grandi, che si forma soprattutto
in primavera per alternanza di fusione e rigelo negli strati superficiali
del manto nevoso. |
nevato o firn:
Neve degli anni precedenti, che spesso si trova sui ghiacciai, fortemente
trasformata e compattata per i numerosi cicli di fusione e rigelo,
oltre che per la pressione esercitata dalle masse di neve accumulatesi.
|
neve umida:
Neve con basso tenore d’acqua, a temperatura di 0°C da cui l’acqua
non esce comprimendola. |
neve vecchia:
Parte del manto nevoso che, diversamente dalla neve fresca, si è accumulato
durante le nevicate precedenti. La neve vecchia è costituita da cristalli
trasformati. |
neve ventata:
Neve trasportata ed accumulata ad opera del vento.
Vedi anche: accumulo di neve - deposito |
neve ventata, crosta da vento:
Strato di neve sulla superficie del manto nevoso fortemente compattato
dall’azione del vento: Vedi
tabella
Vedi anche: crosta - crosta non portante - manto nevoso portante |
numero di luoghi pericolosi: Vedi
tabella |
|
pendio con accumulo di neve ventata:
Pendio su quale il vento deposita della neve.
Vedi anche: trasporto eolico |
pendio in ombra, versante all’ombra:
Zona che risente solo marginalmente, o non risente affatto, della
radiazione solare. Spiegazione più dettagliata:
in pieno inverno, quando il sole è basso sull’orizzonte, le zone in
ombra sono più numerose che in primavera, quando il sole si alza sempre
più al di sopra dell’orizzonte. A seconda dell’ombra prodotta dall’orizzonte
locale, le zone d’ombra possono trovarsi a tutte le esposizioni e
non solo sui pendii settentrionali. |
pendio soleggiato, esposto al sole:
Zona molto influenzata dalla radiazione solare. I pendii tipicamente
soleggiati presentano esposizioni che vanno da est a ovest passando
per il sud, in relazione al momento della giornata (posizione del
sole). Spiegazione più dettagliata: queste
zone sono meno estese in pieno inverno, quando il sole è basso, rispetto
alla primavera, quando il sole è più alto sull’orizzonte.
Vedi anche: esposto |
pendio sopravento/esposto al vento:
Pendio direttamente esposto all’azione del vento, rivolto verso la
direzione da cui il vento spira, e dove la forza dello stesso è tale,
nella maggior parte dei casi, da erodere/trasportare la neve.
Vedi anche: esposto |
pendio sottovento/al riparo dal vento:
Pendio riparato rispetto all’azione diretta del vento, e su cui la
neve ventata si deposita formando i lastroni. |
pericolo:
Condizione, circostanza o processo che può provocare un danno.
Vedi anche: rischio |
possibile (evento possibile):
Evento con probabilità di verificarsi inferiore al 66% (limite dei
2/3)
Vedi anche: probabile |
probabile (evento probabile):
Evento con probabilità di verificarsi superiore al 66% (più di 2/3).
Es. Roulette russa: avendo 4 pallottole in un revolver a 6 colpi,
è “probabile” che il gioco sia a sfavore del giocatore.
Vedi anche: possibile |
|
quantità di neve fresca:
Quantità neve fresca accumulatasi nelle ultime 24 ore. |
quota dello zero termico:
Altitudine al di sopra della quale la temperatura dell’aria nella
libera atmosfera è inferiore a 0° C. |
|
radiazione:
Trasporto di energia sotto forma di onde elettromagnetiche. Si distingue
tra radiazione a onde corte (luce visibile) e radiazione a onde lunghe
(radiazione termica).
Vedi anche: irraggiamento, radiazione irraggiamento |
radiazioneirraggiamento:
Irraggiamento che interessa il manto nevoso. La radiazione a onde
corte (luce visibile) è riflessa per circa il 90% a seconda del tipo
di neve; la rimanente parte riscalda i primi cm del manto nevoso.
Le radiazioni a onda lunga (radiazione termica) sono trattenute dal
manto nevoso praticamente al 100%.
Vedi anche: radiazione - irraggiamento |
resistenza interna della neve:
Capacità di trasmettere le forze all’interno della struttura dei cristalli
di uno strato di neve; è legata alla quantità e alla qualità dei legami
tra i cristalli stessi. |
riduzione della resistenza in uno strato di
neve:
I legami tra i cristalli si indeboliscono o si annullano e questo
comporta una diminuzione della capacità di trasmettere le forze tra
gli stessi. |
rischio:
Concetto che riunisce la probabilità dell’evento (può succedere?)
la presenza dell’uomo (qualcuno si trova entro la zona di pericolo?)
e il danno (quale può essere l’entità del danno?). Il bollettino valanghe
descrive il pericolo di valanghe, ma non il rischio.
Vedi anche: pericolo |
|
scivolamento/scaricamento di neve:
Caduta di una piccola massa di neve, inferiore a 100 m3 e a 50 m di
lunghezza, che non rappresenta in genere un pericolo significativo.
Essa comporta comunque il pericolo di essere travolti e trascinati.
Vedi anche: dimensioni delle valanghe |
scomparsa del manto nevoso:
Fusione del manto nevoso con conseguente ricomparsa totale o parziale
del terreno. |
slittamento:
Movimento lento verso valle del manto nevoso (da pochi millimetri
fino a qualche metro al giorno), favorito da terreni a ridotta scabrezza
(erbe lunghe, placche rocciose) oppure da terreni umidi. Questo movimento
può creare delle fessure o delle aperture nel manto nevoso a forma
di “bocca di pesce”. |
situazione di cresta, vicino alle creste, in
prossimità di crinali, in prossimità di cime:
Zona direttamente confinante con il crinale, con la cresta o con la
cima e fortemente influenzata dall’azione del vento. |
sovraccarico:
Forza che si esercita sul manto nevoso attraverso la sua superficie.
a)
debole sovraccarico: snowboarder che effettua curve dolci, sciatore
o snowboarder che non cade, gruppo che rispetta le distanze di sicurezza
(minimo 10 m), escursionista con racchette da neve b)
forte sovraccarico: due o più sciatori o snowboarder che non rispettano
le distanze di sicurezza, mezzo battipista, esplosione, escursionista
a piedi. |
spessore del manto nevoso:
Spessore del manto nevoso misurato perpendicolarmente al pendio. |
stabilità, stabilità del manto nevoso:
Capacità del manto nevoso di resistere alle sollecitazioni esterne
(resistenza interna). La stabilità è determinata dalle resistenze
e dalle tensioni proprie di ciascuno strato di neve. |
| stabilizzato, consolidato (cfr.: aumento
della resistenza) |
strati deboli/fragili:
Strati del manto nevoso la cui resistenza è bassa a tal punto che
si possono produrre o poi propagarsi delle fratture tra i legami dei
cristalli. Gli strati tipicamente deboli sono: brina di superficie
inglobata nel manto nevoso, strati interessati da metamorfismo costruttivo,
neve fresca a debole coesione ricoperta, strati di neve particolarmente
bagnati.
Vedi anche: metamorfismo costruttivo della neve - brina di
superficie - strato di neve a debole coesione |
strato di neve a debole coesione:
Strato in cui i legami fra i grani (o cristalli) sono deboli.
Vedi anche: strati deboli/fragili |
struttura del manto nevoso:
Successione degli strati del manto nevoso, dove ogni strato si caratterizza
per la forma e le dimensioni dei cristalli, durezza, temperatura,
contenuto in acqua liquida e densità. |
superficie di scorrimento:
Terreno o strato del manto nevoso su cui scorre la valanga dopo il
distacco. Le valanghe di neve a lastroni si producono frequentemente
sulle seguenti superfici di scorrimento: • Superficie di contatto
fra neve fresca e neve vecchia • Alternanza di neve compatta e
neve incoerente • Strato intermedio debole (per esempio brina
di superficie ricoperta) • Superficie di contatto tra lo strato
di cristalli a calice e quello sovrastante • Crosta da rigelo
ricoperta da neve.
Vedi anche: strati deboli/fragili |
|
tensioni all’interno del manto nevoso:
Forza sui legami tra i grani all’interno di uno strato di neve, esercitata
dal peso della neve o dal movimento degli strati superiori verso valle. |
terreno estremamente ripido:
Un terreno estremamente ripido è caratterizzato da una inclinazione
superiore a 40°, dalla vicinanza di creste e dalla conformazione sfavorevole
del terreno e della struttura del suolo. Per queste ragioni è particolarmente
esposto al pericolo di valanghe.
Vedi anche: inclinazione del pendio |
terreno ripido:
Terreno la cui inclinazione è superiore ai 30°, indipendentemente
dalla sua conformazione e dalle sue caratteristiche.
Vedi anche: inclinazione del pendio |
trasformazione della neve (metamorfismo):
Modificazione della forma dei cristalli e della struttura interna
del manto nevoso.
Vedi anche: metamorfismo costruttivo della neve - metamorfismo
da fusione - metamorfismo distruttivo della neve |
trasporto eolico:
Trasporto della neve ad opera del vento. Tale fenomeno inizia ad una
velocità di vento di circa 4 m/s (15 km/h) sulla neve a scarsa coesione
e circa 10 m/s (35 km/h) sulla neve più compatta.
Spiegazione più dettagliata: l’accumulo di neve ventata
cresce al cubo della velocità del vento. Se la velocità del vento
raddoppia, la quantità di neve ventata aumenta di 8 volte. Il processo
di accumulo è massimo quando il vento raggiunge 50-80 km/h, perché
al di là di tale limite la capacità di erosione da parte del vento
diminuisce.
Vedi anche: crosta neve ventata- pendio con accumulo di neve
ventata |
|
valanga:
Movimento rapido di una massa nevosa, con volume superiore a 100 m3
e una lunghezza maggiore a 50 metri. |
valanga di fondo:
Valanga che scorre a contatto del terreno nella zona di distacco. |
valanga di neve a debole coesione:
Valanga (di neve asciutta o bagnata) con distacco in un punto e che
si sviluppa con la tipica forma a pera. |
valanga di neve a lastroni:
Valanga provocata dalla rottura di un lastrone. La valanga di neve
a lastroni è caratterizzata da una frattura lineare perpendicolare
al pendio. |
valanga di neve bagnata:
Valanga composta da neve bagnata. Si muove in genere più lentamente
di una valanga di neve asciutta e si sviluppa di conseguenza su una
distanza più ridotta. In ogni caso, a causa della sua alta densità
(massa volumica), esercita forti pressioni sugli ostacoli che incontra.
Talora è identificata come valanga primaverile. |
valanga di superficie:
Valanghe che nella zona di distacco scorre sopra uno strato di neve.
|
valanga nubiforme:
Valanga (per lo più a lastroni) di neve a grani fini, asciutta o leggermente
umida, che forma una mescolanza di aria e di neve e che si solleva
totalmente o parzialmente al di sopra del suolo, producendo grandi
nuvole di polvere di neve. Raggiunge velocità nell’ordine di 100-300
km/h e può provocare delle onde di pressione dell’aria che provocano
danni anche al di fuori della zona di accumulo. |
valanga radente:
Valanga il cui movimento si produce soprattutto per lo scorrimento
sulla base di neve vecchia, diversamente da quanto avviene per la
valanga nubiforme. |
| valanga spontanea (cfr.: distacco spontaneo
di valanghe) |
via di comunicazione esposta (in prossimità
di un pendio):
Via di comunicazione che attraversa un pendio o situata alla base
di esso, ed esposta al pericolo di valanghe. |
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zone a quota molto alta:
Zone situate al di sopra dei 3000 m s.l.m.; vi si trovano in particolare
gli ambienti glaciali. |
zone messe in sicurezza:
Luoghi nei quali sono stati eliminati il pericolo di valanghe o gli
altri pericoli tipici dell’ambiente alpino applicando misure di protezione
di tipo ingegneristico o attuando il distacco programmato di valanghe. |
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| ULTERIORI
VOCI SPESSO USATE NEI BOLLETTINI ITALIANI |
brina di fondo:
strato composto da cristalli a calice che si forma all’interno del
manto nevoso per metamorfismo costruttivo.
Vedi anche: cristalli a calice - metamorfismo costruttivo |
cristalli a calice:
cristalli a forma di piramide esagonale, in genere cavi, formatisi
per metamorfismo costruttivo, con alto gradiente, che presentano legami
molto fragili.
Vedi anche: brina di fondo - metamorfismo costruttivo |
cristalli sfaccettati:
cristalli con facce piane formatisi per metamorfismo costruttivo,
con medio gradiente, che spesso presentano legami fragili.
Vedi anche: metamorfismo costruttivo |
gradiente termico del manto nevoso:
è il rapporto tra la differenza delle temperature, in valore assoluto,
misurate lungo una sezione del manto nevoso e la distanza tra i punti
di misurazione. Spiegazione più dettagliata: se
in un manto nevoso di 100 cm di spessore, si misura la temperatura
della neve a 20 cm dal suolo (registrando -2°C) e sulla superficie
(registrando -14°C) il gradiente termico risulta così calcolabile
(14 2)°C / (100 20)cm = 12°C / 80 cm = 0,15°C/cm. Debole/basso
gradiente < 0,05°C/cm Medio gradiente tra 0,05°C/cm e 0,2°C/cm Alto/forte
gradiente >0,2°C/cm.
Vedi anche: cristalli a calice - cristalli sfaccettati - metamorfismo
costruttivo - metamorfismo distruttivo |
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