Bollettino
AINEVA per
l'Arco alpino
italiano

Scala europea
del pericolo di
valanghe
Guida
all'interpretazione
dei bollettini
nivometeorologici
Glossario dei
termini usati nei
bollettini
nivometeorologici
GLOSSARIO DEI TERMINI USATI NEI BOLLETTINI NIVOMETEOROLOGICI

accumulo di neve, deposito
Risultato del trasporto di neve ad opera del vento. Strato di neve più o meno spesso accumulato in una zona al riparo dal vento. Le principali zone di accumulo si localizzano sui pendii vicini alle creste, nei canaloni, nelle conche o in corrispondenza dei cambi di pendenza.
Spiegazione più dettagliata: nella neve trasportata dal vento, i cristalli vengono frantumati dalrotolamento, dalla saltazione e dai movimenti dal basso in alto e viceversa; di conseguenza la loro dimensione si riduce fino al 10-20% di quella originaria. Depositandosi i grani sono pressati gli uni contro gli altri e questo fa sì che, soprattutto nei pendii sottovento, si trovino strati di neve ventata a elevata densità. La neve ha dei legami interni, ma può anche essere ancora soffice.
altezza del manto nevoso:
Altezza del manto nevoso misurata verticalmente rispetto al pendio.
altezza totale della neve fresca:
Sommatoria della quantità di neve fresca calcolata per un determinato periodo (per esempio: somma complessiva dell’altezza di neve fresca caduta in tre giorni).
area di distacco, zona di distacco:
Zona nella quale inizia il movimento della valanga.
assestamento:
Diminuzione dello spessore del manto nevoso per effetto del metamorfismo distruttivo, con conseguente aumento della densità e della resistenza della neve.
Vedi anche: metamorfismo distruttivo
aumento della resistenza in uno strato di neve:
I legami tra i cristalli (quantità e/o qualità dei punti di legame) aumentano e questo permette la trasmissione tra gli stessi di forze maggiori.
base del manto nevoso, strato basale:
Strati inferiori o parte inferiore, prossima al suolo, del manto nevoso.
base di parete rocciosa:
Parte inferiore di una parete rocciosa che spesso si prolunga in un pendio di detriti. Come regola generale, questo implica la presenza di un cambio di pendenza, più o meno marcato che riduce l’inclinazione del pendio sottostante. Il piede di una parete rocciosa identifica frequentemente l’inizio di un pendio estremamente ripido o ripido.
Vedi anche: terreno estremamente ripido - terreno ripido
brina di superficie:
Cristalli di ghiaccio trasparenti, a forma piana o aghiforme, che si formano per sublimazione sulla superficie fredda della neve per trasferimento di vapore acqueo verso la superficie che si raffredda al di sotto della temperatura ambiente per irraggiamento.
Vedi anche: irraggiamento - superficie di scorrimento
cambio di pendenza:
Luogo dove l’inclinazione del pendio aumenta in modo sensibile. Costituisce un luogo privilegiato per l’accumulo di neve ventata.
Vedi anche: inclinazione del pendio
canalone:
Canalone ripido, generalmente situato in prossimità di creste e delimitato da rocce nude. Contiene spesso detriti rocciosi. Luogo privilegiato per l’accumulo di neve ventata.
conca:
Lieve depressione, dalla forma arrotondata o allungata, ubicata su un terreno pianeggiante o su di un pendio. Luogo privilegiato per l’accumulo di neve trasportata dal vento.
consolidamento (cfr.: aumento della resistenza)
cornice di neve:
Accumulo di neve ventata, depositata mediante trasporto eolico della neve formante una struttura aggettante conica rivolta verso il versante sottovento.
costone:
Zona elevata, lineare, nettamente distinta dall’ambiente circostante. cresta: Stretta linea che divide due versanti di una montagna con esposizioni diverse.
Vedi anche: crinale
crinale:
Cresta di una montagna, lunga e marcata.
Spiegazione più dettagliata: un crinale si sviluppa sempre in rilievo rispetto al terreno circostante e lega sovente più cime fra di loro.
Vedi anche: cresta
crosta:
Strato del manto nevoso molto compatto, formatosi in seguito ai processi di fusione e rigelo o per azione del vento.
crosta da rigelo:
Si forma per rigelo dell’acqua liquida contenuta in uno strato di neve bagnata, con conseguente aumento della resistenza.
Vedi anche: metamorfismo da fusione
crosta non portante:
Crosta in superficie con scarsa capacità portante, che si rompe al passaggio di una persona (con o senza sci/snowboard).
crosta superficiale:
Crosta che si forma sulla superficie del manto nevoso.
dimensioni degli accumuli di neve:
Vedi tabella
dimensioni delle valanghe:
Dimensioni delle valanghe, classificate in base alla lunghezza, al volume e ai danni potenziali: tabella
distacco provocato di valanghe:
Distacco di valanghe causato da carichi supplementari sul manto nevoso (per esempio: le onde d’urto in caso di esplosione, passaggio di macchine, di persone, etc.).
distacco spontaneo di valanga, valanga spontanea:
Distacco spontaneo di una valanga che avviene senza influenza esterna sul manto nevoso.
dorsale:
Zona tondeggiante e allungata, più elevata rispetto al terreno circostante.
esposizione, esposizione del pendio:
Punto cardinale verso il quale è rivolto un pendio; per esempio un pendio esposto a nord è rivolto verso nord.
Vedi anche: esposto
esposto:
Esposizione in rapporto al vento, ai punti cardinali, al sole, alle valanghe o al pericolo in generale.
Vedi anche: esposizione, esposizione del pendio pendio soleggiato, esposto al sole pendio sopravento/esposto al vento via di comunicazione esposta (in prossimità di in pendio)
estensione degli accumuli:
Vedi tabella
fasce altitudinali:
Fasce ubicate a quota paragonabile, definite in funzione della loro distanza verticale dal livello del mare (con una precisione di ± 100 m di quota)
- alta quota: da 2000 a 3000 m s.l.m.
- media quota: da 1000 a 2000 m s.l.m.
- bassa quota: al di sotto di 1000 m s.l.m.
Vedi anche zone a quota molto alta
Forcella/passo/sella/valico:
Zona di passaggio tra due vallate. Il restringimento nella zona del valico determina un aumento della velocità del vento, fenomeno che provoca la formazione di importanti accumuli di neve ventata.
formazione di fessure/crepe:
All’interno di un manto nevoso fragile si possono formare delle fessure, le quali indicano la presenza di tensioni all’interno del manto nevoso.
frequenza delle valanghe:
Numero di valanghe per unità di superficie:
- poche, sporadiche valanghe: 0-10 valanghe / 100 km2
- alcune valanghe: 10-30 valanghe / 100 km2
- molte valanghe: 30-100 valanghe / 100 km2
grande valanga:
Valanga che raggiunge il fondovalle.
Vedi anche: dimensioni delle valanghe
inclinazione del pendio:
Inclinazione di un pendio, misurata su una carta 1: 25.000 nel punto più ripido sulla linea di massima pendenza, oppure misurata sul terreno:
- poco ripido: meno di 30°
- ripido: da 30° a 35°
- molto ripido: da 35° a 40°
- estremamente ripido: più di 40°
Vedi anche: terreno ripido - terreno estremamente ripido
in particolare con forte sovraccarico:
Generalmente con forte sovraccarico, ma in certe situazioni anche con debole sovraccarico.
irraggiamento:
Emissione di radiazioni termiche a onda lunga (infrarosso) dalla superficie del manto nevoso verso l’atmosfera. In assenza di copertura nuvolosa, la superficie del manto nevoso si raffredda notevolmente fino ad una temperatura inferiore a quella dell’aria (da qualche grado fino a 20° C).
Vedi anche: brina di superficie radiazione, radiazione - irraggiamento
limite del bosco:
Zona limite definita in base al clima e in base alla presenza del bosco, in corrispondenza della quale il bosco stesso può avere ancora una funzione di protezione efficace contro le valanghe. In Italia:
- Alpi Occidentali: 2000-2200 m
- Alpi Orientali: 1800-1900 m
- Appennini: 1700-1800 m
limite della nevicata:
Altitudine sul livello del mare in corrispondenza della quale le precipitazioni cadono prevalentemente sotto forma di neve che si deposita al suolo. Tale limite si colloca in genere 300 m al di sotto della quota dello zero termico. Può anche raggiungere i 600 m al di sotto della quota dello zero termico, in caso di precipitazioni abbondanti e/o entro valli chiuse.
limite dell’innevamento:
Limite (espresso in metri al di sopra del livello del mare) tra le zone coperte di neve e le zone non innevate. Il limite dell’innevamento può variare in funzione dell’esposizione.
lontano dal crinale, pendio aperto :
Zona che non è direttamente collegata con il crinale.
Spiegazione più dettagliata: questa zona corrisponde spesso al passaggio da un terreno estremamente ripido a uno ripido. Generalmente, in pieno inverno, questa zona è caratterizzata da una copertura nevosa continua. I tratti ripidi e i piccoli rilievi che non sono in relazione diretta con il crinale fanno ugualmente parte di questa zona. Le aree prossime al crinale e quelle lontane dal crinale non sono separate nettamente le une dalle altre. Il limite tra le due deve essere considerato come una zona di transizione.
Vedi anche: canalone - conca - costone

luogo pericoloso (in caso di valanga):
Luogo dove persone o beni possono essere travolti da una valanga.
Attenzione: questo termine è generalmente utilizzato nel bollettino Valanghe nell’accezione seguente: luogo in cui il sovraccarico prodotto da sciatori o alpinisti può provocare il distacco di una valanga.
N.B.: in pratica, il contesto del bollettino permette di comprendere chiaramente il senso attribuito al termine.

manto nevoso:
Neve accumulata al suolo in diversi strati.
manto nevoso instabile:
Un manto nevoso è instabile quando un sovraccarico può provocare una frattura all’interno dello stesso.
Vedi anche: strati deboli/fragili
manto nevoso portante:
Manto nevoso consolidato in superficie e che sopporta il peso di una persona (con o senza sci/snowboard).
Vedi anche: crosta non portante
metamorfismo costruttivo della neve:
I cristalli di neve evolvono in cristalli sfaccettati e in forme cave a calice. I cristalli di grandi dimensioni si accrescono progressivamente mentre quelli piccoli si dissolvono. Questo comporta una perdita di resistenza dello strato di neve trasformato.
Spiegazioni più dettagliate: avviene durante la prima parte dell’inverno, soprattutto nelle zone in ombra, dove l’altezza della neve è ridotta e la vegetazione è arbustiva.
Vedi anche: stabilità - stabilità del manto nevoso - strati deboli/fragili - trasformazione della neve (metamorfismo)
metamorfismo da fusione:
Trasformazione della neve dovuta ad un apporto termico a 0°C. Questa trasformazione determina la produzione di acqua liquida che si mescola ai cristalli di neve, con conseguente riduzione della resistenza.
Vedi anche:crosta da rigelo
metamorfismo distruttivo della neve:
I cristalli di neve fresca semplificano la loro struttura per ottenere la forma arrotondata.
Questo comporta un assestamento e un consolidamento della neve fresca.
Vedi anche: trasformazione della neve (metamorfismo)
neve molto bagnata:
Neve con alto tenore d’acqua, a temperatura di 0°C. L’acqua è visibile e la si può estrarre comprimendo la neve.
neve recente:
Neve poco trasformata e poco compattata, risalente a un periodo di precipitazione attuale o piuttosto recente. Il periodo corrispondente è indicato nel bollettino valanghe.
Vedi anche: altezza totale della neve fresca - quantità di neve fresca
neve pallottolare:
Forma particolare di neve fresca costituita da cristalli brinati, ovvero da cristalli sulle cui facce si sono congelate, durante il processo di crescita, le gocce d’acqua sopraffusa presenti nella nube.
neve primaverile:
Neve umida, formata da policristalli grandi, che si forma soprattutto in primavera per alternanza di fusione e rigelo negli strati superficiali del manto nevoso.
nevato o firn:
Neve degli anni precedenti, che spesso si trova sui ghiacciai, fortemente trasformata e compattata per i numerosi cicli di fusione e rigelo, oltre che per la pressione esercitata dalle masse di neve accumulatesi.
neve umida:
Neve con basso tenore d’acqua, a temperatura di 0°C da cui l’acqua non esce comprimendola.
neve vecchia:
Parte del manto nevoso che, diversamente dalla neve fresca, si è accumulato durante le nevicate precedenti. La neve vecchia è costituita da cristalli trasformati.
neve ventata:
Neve trasportata ed accumulata ad opera del vento.
Vedi anche: accumulo di neve - deposito
neve ventata, crosta da vento:
Strato di neve sulla superficie del manto nevoso fortemente compattato dall’azione del vento: Vedi tabella
Vedi anche: crosta - crosta non portante - manto nevoso portante
numero di luoghi pericolosi:
Vedi tabella
pendio con accumulo di neve ventata:
Pendio su quale il vento deposita della neve.
Vedi anche: trasporto eolico
pendio in ombra, versante all’ombra:
Zona che risente solo marginalmente, o non risente affatto, della radiazione solare.
Spiegazione più dettagliata: in pieno inverno, quando il sole è basso sull’orizzonte, le zone in ombra sono più numerose che in primavera, quando il sole si alza sempre più al di sopra dell’orizzonte. A seconda dell’ombra prodotta dall’orizzonte locale, le zone d’ombra possono trovarsi a tutte le esposizioni e non solo sui pendii settentrionali.
pendio soleggiato, esposto al sole:
Zona molto influenzata dalla radiazione solare. I pendii tipicamente soleggiati presentano esposizioni che vanno da est a ovest passando per il sud, in relazione al momento della giornata (posizione del sole).
Spiegazione più dettagliata: queste zone sono meno estese in pieno inverno, quando il sole è basso, rispetto alla primavera, quando il sole è più alto sull’orizzonte.
Vedi anche: esposto
pendio sopravento/esposto al vento:
Pendio direttamente esposto all’azione del vento, rivolto verso la direzione da cui il vento spira, e dove la forza dello stesso è tale, nella maggior parte dei casi, da erodere/trasportare la neve.
Vedi anche: esposto
pendio sottovento/al riparo dal vento:
Pendio riparato rispetto all’azione diretta del vento, e su cui la neve ventata si deposita formando i lastroni.
pericolo:
Condizione, circostanza o processo che può provocare un danno.
Vedi anche: rischio
possibile (evento possibile):
Evento con probabilità di verificarsi inferiore al 66% (limite dei 2/3)
Vedi anche: probabile
probabile (evento probabile):
Evento con probabilità di verificarsi superiore al 66% (più di 2/3).
Es. Roulette russa: avendo 4 pallottole in un revolver a 6 colpi, è “probabile” che il gioco sia a sfavore del giocatore.
Vedi anche: possibile
quantità di neve fresca:
Quantità neve fresca accumulatasi nelle ultime 24 ore.
quota dello zero termico:
Altitudine al di sopra della quale la temperatura dell’aria nella libera atmosfera è inferiore a 0° C.
radiazione:
Trasporto di energia sotto forma di onde elettromagnetiche. Si distingue tra radiazione a onde corte (luce visibile) e radiazione a onde lunghe (radiazione termica).
Vedi anche: irraggiamento, radiazione ­ irraggiamento
radiazione­irraggiamento:
Irraggiamento che interessa il manto nevoso. La radiazione a onde corte (luce visibile) è riflessa per circa il 90% a seconda del tipo di neve; la rimanente parte riscalda i primi cm del manto nevoso. Le radiazioni a onda lunga (radiazione termica) sono trattenute dal manto nevoso praticamente al 100%.
Vedi anche: radiazione - irraggiamento
resistenza interna della neve:
Capacità di trasmettere le forze all’interno della struttura dei cristalli di uno strato di neve; è legata alla quantità e alla qualità dei legami tra i cristalli stessi.
riduzione della resistenza in uno strato di neve:
I legami tra i cristalli si indeboliscono o si annullano e questo comporta una diminuzione della capacità di trasmettere le forze tra gli stessi.
rischio:
Concetto che riunisce la probabilità dell’evento (può succedere?) la presenza dell’uomo (qualcuno si trova entro la zona di pericolo?) e il danno (quale può essere l’entità del danno?). Il bollettino valanghe descrive il pericolo di valanghe, ma non il rischio.
Vedi anche: pericolo
scivolamento/scaricamento di neve:
Caduta di una piccola massa di neve, inferiore a 100 m3 e a 50 m di lunghezza, che non rappresenta in genere un pericolo significativo. Essa comporta comunque il pericolo di essere travolti e trascinati.
Vedi anche: dimensioni delle valanghe
scomparsa del manto nevoso:
Fusione del manto nevoso con conseguente ricomparsa totale o parziale del terreno.
slittamento:
Movimento lento verso valle del manto nevoso (da pochi millimetri fino a qualche metro al giorno), favorito da terreni a ridotta scabrezza (erbe lunghe, placche rocciose) oppure da terreni umidi. Questo movimento può creare delle fessure o delle aperture nel manto nevoso a forma di “bocca di pesce”.
situazione di cresta, vicino alle creste, in prossimità di crinali, in prossimità di cime:
Zona direttamente confinante con il crinale, con la cresta o con la cima e fortemente influenzata dall’azione del vento.
sovraccarico:
Forza che si esercita sul manto nevoso attraverso la sua superficie.
a) debole sovraccarico: snowboarder che effettua curve dolci, sciatore o snowboarder che non cade, gruppo che rispetta le distanze di sicurezza (minimo 10 m), escursionista con racchette da neve
b) forte sovraccarico: due o più sciatori o snowboarder che non rispettano le distanze di sicurezza, mezzo battipista, esplosione, escursionista a piedi.
spessore del manto nevoso:
Spessore del manto nevoso misurato perpendicolarmente al pendio.
stabilità, stabilità del manto nevoso:
Capacità del manto nevoso di resistere alle sollecitazioni esterne (resistenza interna). La stabilità è determinata dalle resistenze e dalle tensioni proprie di ciascuno strato di neve.
stabilizzato, consolidato (cfr.: aumento della resistenza)
strati deboli/fragili:
Strati del manto nevoso la cui resistenza è bassa a tal punto che si possono produrre o poi propagarsi delle fratture tra i legami dei cristalli. Gli strati tipicamente deboli sono: brina di superficie inglobata nel manto nevoso, strati interessati da metamorfismo costruttivo, neve fresca a debole coesione ricoperta, strati di neve particolarmente bagnati.
Vedi anche: metamorfismo costruttivo della neve - brina di superficie - strato di neve a debole coesione
strato di neve a debole coesione:
Strato in cui i legami fra i grani (o cristalli) sono deboli.
Vedi anche: strati deboli/fragili
struttura del manto nevoso:
Successione degli strati del manto nevoso, dove ogni strato si caratterizza per la forma e le dimensioni dei cristalli, durezza, temperatura, contenuto in acqua liquida e densità.
superficie di scorrimento:
Terreno o strato del manto nevoso su cui scorre la valanga dopo il distacco. Le valanghe di neve a lastroni si producono frequentemente sulle seguenti superfici di scorrimento:
• Superficie di contatto fra neve fresca e neve vecchia
• Alternanza di neve compatta e neve incoerente
• Strato intermedio debole (per esempio brina di superficie ricoperta)
• Superficie di contatto tra lo strato di cristalli a calice e quello sovrastante
• Crosta da rigelo ricoperta da neve.
Vedi anche: strati deboli/fragili
tensioni all’interno del manto nevoso:
Forza sui legami tra i grani all’interno di uno strato di neve, esercitata dal peso della neve o dal movimento degli strati superiori verso valle.
terreno estremamente ripido:
Un terreno estremamente ripido è caratterizzato da una inclinazione superiore a 40°, dalla vicinanza di creste e dalla conformazione sfavorevole del terreno e della struttura del suolo. Per queste ragioni è particolarmente esposto al pericolo di valanghe.
Vedi anche: inclinazione del pendio
terreno ripido:
Terreno la cui inclinazione è superiore ai 30°, indipendentemente dalla sua conformazione e dalle sue caratteristiche.
Vedi anche: inclinazione del pendio
trasformazione della neve (metamorfismo):
Modificazione della forma dei cristalli e della struttura interna del manto nevoso.
Vedi anche: metamorfismo costruttivo della neve - metamorfismo da fusione - metamorfismo distruttivo della neve
trasporto eolico:
Trasporto della neve ad opera del vento. Tale fenomeno inizia ad una velocità di vento di circa 4 m/s (15 km/h) sulla neve a scarsa coesione e circa 10 m/s (35 km/h) sulla neve più compatta.
Spiegazione più dettagliata: l’accumulo di neve ventata cresce al cubo della velocità del vento. Se la velocità del vento raddoppia, la quantità di neve ventata aumenta di 8 volte. Il processo di accumulo è massimo quando il vento raggiunge 50-80 km/h, perché al di là di tale limite la capacità di erosione da parte del vento diminuisce.
Vedi anche: crosta neve ventata- pendio con accumulo di neve ventata
valanga:
Movimento rapido di una massa nevosa, con volume superiore a 100 m3 e una lunghezza maggiore a 50 metri.
valanga di fondo:
Valanga che scorre a contatto del terreno nella zona di distacco.
valanga di neve a debole coesione:
Valanga (di neve asciutta o bagnata) con distacco in un punto e che si sviluppa con la tipica forma a pera.
valanga di neve a lastroni:
Valanga provocata dalla rottura di un lastrone. La valanga di neve a lastroni è caratterizzata da una frattura lineare perpendicolare al pendio.
valanga di neve bagnata:
Valanga composta da neve bagnata. Si muove in genere più lentamente di una valanga di neve asciutta e si sviluppa di conseguenza su una distanza più ridotta. In ogni caso, a causa della sua alta densità (massa volumica), esercita forti pressioni sugli ostacoli che incontra. Talora è identificata come valanga primaverile.
valanga di superficie:
Valanghe che nella zona di distacco scorre sopra uno strato di neve.
valanga nubiforme:
Valanga (per lo più a lastroni) di neve a grani fini, asciutta o leggermente umida, che forma una mescolanza di aria e di neve e che si solleva totalmente o parzialmente al di sopra del suolo, producendo grandi nuvole di polvere di neve. Raggiunge velocità nell’ordine di 100-300 km/h e può provocare delle onde di pressione dell’aria che provocano danni anche al di fuori della zona di accumulo.
valanga radente:
Valanga il cui movimento si produce soprattutto per lo scorrimento sulla base di neve vecchia, diversamente da quanto avviene per la valanga nubiforme.
valanga spontanea (cfr.: distacco spontaneo di valanghe)
via di comunicazione esposta (in prossimità di un pendio):
Via di comunicazione che attraversa un pendio o situata alla base di esso, ed esposta al pericolo di valanghe.
zone a quota molto alta:
Zone situate al di sopra dei 3000 m s.l.m.; vi si trovano in particolare gli ambienti glaciali.
zone messe in sicurezza:
Luoghi nei quali sono stati eliminati il pericolo di valanghe o gli altri pericoli tipici dell’ambiente alpino applicando misure di protezione di tipo ingegneristico o attuando il distacco programmato di valanghe.
 
ULTERIORI VOCI SPESSO USATE NEI BOLLETTINI ITALIANI
brina di fondo:
strato composto da cristalli a calice che si forma all’interno del manto nevoso per metamorfismo costruttivo.
Vedi anche: cristalli a calice - metamorfismo costruttivo
cristalli a calice:
cristalli a forma di piramide esagonale, in genere cavi, formatisi per metamorfismo costruttivo, con alto gradiente, che presentano legami molto fragili.
Vedi anche: brina di fondo - metamorfismo costruttivo
cristalli sfaccettati:
cristalli con facce piane formatisi per metamorfismo costruttivo, con medio gradiente, che spesso presentano legami fragili.
Vedi anche: metamorfismo costruttivo
gradiente termico del manto nevoso:
è il rapporto tra la differenza delle temperature, in valore assoluto, misurate lungo una sezione del manto nevoso e la distanza tra i punti di misurazione.
Spiegazione più dettagliata: se in un manto nevoso di 100 cm di spessore, si misura la temperatura della neve a 20 cm dal suolo (registrando -2°C) e sulla superficie (registrando -14°C) il gradiente termico risulta così calcolabile (14 ­ 2)°C / (100 ­ 20)cm = 12°C / 80 cm = 0,15°C/cm. Debole/basso gradiente < 0,05°C/cm Medio gradiente tra 0,05°C/cm e 0,2°C/cm Alto/forte gradiente >0,2°C/cm.
Vedi anche: cristalli a calice - cristalli sfaccettati - metamorfismo costruttivo - metamorfismo distruttivo