Fig 2

Fig 3

Fig 4

Fig 5

Fig 6
INQUADRAMENTO
CLIMATICO STATICO E DINAMICO
Climaticamente larea si trova entro una larga fascia di transizione che,
verso sud e verso sud- est, risente degli influssi più o meno attenuati
del clima padano e, verso nord e nord- ovest, è sottoposta agli influssi
della regione endoalpina. Il fattore rilievo complica notevolmente landamento
climatico locale e grande importanza rivestono laltitudine e lorientamento
dei versanti, specialmente in vicinanza dei solchi vallivi e dei valichi più
incavati.
Per larea lombarda i range delle precipitazioni risultano di 650-1100
mm/anno per la fascia di pianura, di 1100-2000 mm/anno per quella prealpina
e di 750-2000 mm/anno per quella alpina con minimi in Alta Valtellina (fig.2).
La scarsità di piogge è uno dei fattori caratteristici che individuano
il così detto clima endoalpino, tipico della parte centrale del sistema
montano alpino e quindi della media e alta Valtellina. Analizzando la distribuzione
mensile delle piogge si osserva che mentre nel periodo autunno- inverno cade
una quantità relativamente omogenea di pioggia su tutta la vallata, le
differenze si manifestano soprattutto per le precipitazioni primaverili- estive.
Ciò può essere collegato al fatto che le piogge autunno- vernine
sono in prevalenza frontali, legate cioè a grossi sistemi perturbati,
mentre quelle primaverili- estive sono di prevalente origine temporalesca. La
parte interna della vallata, vuoi per le condizioni orografiche poco favorevoli
ad invasioni fredde vuoi per la scarsità di accumulo di vapore, è
meno favorevole rispetto alla parte iniziale della valle a fenomeni temporaleschi
estivi di elevata intensità.
Il regime delle precipitazioni si differenzia poi marcatamente rispetto a quello
tipico delle stazioni della pianura Lombarda.
In queste, infatti, la pioggia presenta di norma due massimi (uno primaverile
e uno autunnale) mentre in Valtellina abbiamo un solo massimo estivo- autunnale.
La Valtellina è inoltre esposta agli episodi di foehn, un vento catabatico
caldo e secco che è causa di bruschi innalzamenti delle temperature con
altrettanto repentini cali dellumidità dellaria.
Con riferimento alle temperature medie, gennaio risulta essere il mese più
freddo e luglio il mese più caldo.
Luglio risulta anche il mese con più elevato irraggiamento solare medio
giornaliero (445.9 Cal/cm2), superando giugno che pure è il mese con
il maggiore numero di ore di sole teoriche.
Sul clima della vallata ed in particolare sul quadro termo- igrometrico incide
inoltre la presenza delle brezze, fenomeni circolatori di origine termica, che
risultano significativi soprattutto nei mesi di marzo e ottobre e nelle ultime
ore antimeridiane ed in quelle pomeridiane.
La descrizione del clima della Valtellina, non può trascurare il collegamento
fra i lineamenti climatici locali e le situazioni meteorologiche a scala sinottica
(tipi di tempo).
Per fare questo, è stato utilizzato un lavoro svolto dallOsservatorio
Meteorologico di Milano Duomo sullinfluenza delle strutture meteorologiche
a scala sinottica europea sulla circolazione negli strati atmosferici inferiori
in Italia settentrionale, che ha permesso di classificare le diverse situazioni
bariche in 10 tipi di tempo.
Tipo 1- saccatura ad ovest dellarco alpino occidentale: le correnti in
quota sullarea lombarda sono dirette da sud- ovest verso nord- est (libeccio).
Tipo 2- depressione con centro sui bacini nord- occidentali italiani: correnti
in quota da sud- est, di provenienza non adriatica.
Tipo 3- depressione di origine nord- africana con centro tra il basso tirreno
ed il canale di Sicilia: correnti da sud- sud- est di provenienza adriatica
(scirocco).
Tipo 4- vasta depressione sullItalia settentrionale e centrale, spesso
caratterizzata da due depressioni secondarie, separate dagli Appennini: correnti
in quota con componente da sud o da est.
Tipo 5- campo di alte pressioni sul bacino del Mediterraneo: regimi di brezza.
Tipo 6- fenomeno del foehn, con intensi venti in quota provenienti dai settori
nord- occidentali.
Tipo 7- promontorio di alte pressioni sul Mediterraneo occidentale: correnti
in quota da nord- nord- ovest deboli.
Tipo 8- promontorio di alte pressioni a nord dellarco alpino: correnti
in quota da nord- est di origine atlantica.
Tipo 9- correnti ondulate, mediamente dirette da ovest verso est, investono
le regioni settentrionali italiane: i venti in quota possono avere componente
meridionale o settentrionale.
Tipo10- espansione di aria fredda dal continente eurasiatico: correnti in quota
da est- nord- est (bora sullalto adriatico).
Su un campione di 6939 casi giornalieri di circolazione a 850 hPa, è
stata effettuata una ripartizione nei 10 tipi circolatori sopra elencati: la
frequenza di comparsa di ciascun tipo nel periodo compreso tra il 1976 ed il
1994, è rappresentata nei grafici di figura 3.
Estrapolando i dati per le sole stagioni invernali, otteniamo la seguente distribuzione
degli episodi nei tipi circolatori descritti.
Come si può notare dalla rappresentazione grafica,(fig.4) l80%
dei casi è riconducibile a 5 tipi circolatori (1, 5, 7, 8, 9) e tra questi
il tipo 5 ed il tipo 9 occupano oltre il 50% dei casi. La circolazione anticiclonica
di tipo 5 favorisce la formazione di nebbie e foschie, ben note in pianura Padana,
e si instaurano al suolo regimi di brezza. Il tipo 9 convoglia aria sulle Alpi
dai settori occidentali, con alternanza di componenti settentrionali e meridionali
nei venti: questultima può dare origine a deboli precipitazioni.
I tipi circolatori 7 e 8 danno condizioni di aria stabile e a differente grado
di rimescolamento: scarso nel primo caso, buono nel secondo. Nel tipo 1 le masse
daria umide meridionali risalgono i solchi vallivi trasversali delle Alpi
(come ad esempio la Valtellina), dando origine a precipitazioni più intense
sulla fascia prealpina.
Meno frequenti i restanti tipi, che rappresentano il 20% del totale nellintervallo
considerato. Interessante per gli episodi ad esso associati risulta essere il
tipo 2: in superficie le masse daria investono larco alpino da est
sud est con precipitazioni abbondanti e nevicate anche eccezionali, come
dimostra la situazione del gennaio 1985 con temperature minime record e copiose
nevicate su tutti i settori delle Alpi. In modo analogo il tipo 3 determina
lafflusso di correnti dai settori meridionali con perturbazioni estese
sulle Alpi. La circolazione associata al tipo 4 può assumere caratteri
variabili, a seconda che prevalga in quota lazione della depressione sul
Mar Ligure, piuttosto che quella della depressione orientale, presente sul Mar
Adriatico. Questo tipo di configurazione barica può dare luogo a precipitazioni
nevose, riscontrate principalmente ad inizio e fine stagione.
Analizzando tutti gli episodi meteorologici che hanno apportato un certo quantitativo
di neve fresca sullarea in esame, nel periodo compreso tra la stagione
invernale 1989 - 1990 e la stagione invernale 1998 - 1999, è stato possibile
valutare lincidenza di ciascun tipo di tempo sulle precipitazioni nevose.
Innanzitutto sono stati considerati episodi con almeno 20 cm di neve: la frequenza
di comparsa dei tipi di tempo è rappresentata dalla figura 5.
Come si può facilmente notare, le correnti associate a fenomeni perturbati
sulla regione alpina, si sviluppano principalmente da ovest verso est: i venti
in quota soffiano dai quadranti occidentali con componente meridionale, spingendo
flussi di aria umida contro la barriera orografica alpina. Sullarea in
esame, episodi prolungati deboli sono spesso associati a questo tipo di circolazione:
nellambito di una situazione omogenea di tipo 9 prolungato, il massimo
della precipitazione si realizza con una temporanea evoluzione nel tipo 1. Precipitazioni
più intense si verificano, infatti, con strutture circolatorie di tipo
1: masse daria umida risalgono i principali solchi vallivi trasversali
delle Alpi, con una struttura media della circolazione dai settori meridionali.
Questa situazione è messa ancor più in evidenza, dallanalisi
della circolazione in episodi meteorologici con almeno 50 cm di neve fresca
(fig.6).
Frequenza dei tipi di tempo in episodi con almeno 50 cm di neve
Eventi meteorologici perturbati sono spesso associati a correnti provenienti
da nord- nord ovest: il tipo 7 è da considerarsi come possibile portatore
di precipitazioni sullarea in esame, per creazione di depressioni locali
sotto vento allo spartiacque alpino. Le precipitazioni associate a questo tipo
di circolazione sono in genere di debole intensità; spesso si trovano
in coda ad episodi perturbati prolungati e sono indice di evoluzione del tempo
a condizioni di stabilità.
Condizioni di tipo sciroccale, con correnti di provenienza adriatica da sud-
est, non producono effetti rilevanti sullarea a causa della protezione
della conca di Bormio da parte dei rilievi, in particolare dal gruppo dellAdamello.
Larea risulta interessata da circolazioni di tipo 3 solo marginalmente,
con precipitazioni residue e di debole intensità.
Di maggiore efficacia sono le circolazioni associate allazione di depressioni
situate sul Mar Ligure: le correnti si sviluppano dai settori meridionali ma
gli effetti sono attenuati dalle prealpi e dalla fascia orobica, dove si verificano
le precipitazioni più intense. Le perturbazioni associate a questa circolazione
sono maggiormente favorite in coda alla stagione, specialmente sulla fascia
prealpina, a causa dellafflusso di correnti fresche dalle valli alpine
richiamate dalle condizioni di bassa pressione.
Larea in esame è posta immediatamente a ridosso dello spartiacque
alpino, e risente fortemente di circolazioni atmosferiche che si sviluppano
da nord- nord ovest: in queste condizioni, quando sulla Valpadana laria
si presenta molto secca e ben rimescolata con tempo stabile, si possono verificare
precipitazioni anche abbondanti sul settore alpino, quasi sempre accompagnate
da raffiche di vento di una certa intensità. Anche circolazioni da nord-
est possono apportare deboli nevicate residue; in genere sono indice di ritorno
alla stabilità quando poste in coda a lunghi episodi perturbati.
