Un piano di prevenzione valanghe, ha come scopo quello di ottenere un sufficiente grado di sicurezza per le persone e le cose negli insediamenti e lungo le vie di comunicazione, oltre che per le attività sportive e ricreative che sono praticate sulle montagne innevate. Il rischio è definito dall’insieme della probabilità del verificarsi di un evento, della vulnerabilità di una determinata area e dell’entità del danno; la probabilità che si verifichi una valanga in una determinata area è calcolata attraverso la valutazione della stabilità del manto nevoso, che avviene principalmente mediante l’analisi dei profili della coltre nevosa e dei risultati dei test di stabilità, oltre che attraverso la stima dell’azione dei principali fattori meteorologici (precipitazione, vento, temperatura, radiazione solare, ecc.) sulla struttura del manto nevoso. La conoscenza dettagliata degli effetti di una determinata situazione meteorologica sull’evoluzione del manto nevoso in una certa zona, permette di migliorare sempre più la previsione del pericolo valanghe, e consente di intervenire più efficacemente in situazioni di probabile rischio elevato. Con gli attuali modelli di previsione meteorologica, è possibile prevedere la 850 hPa a 9- 10 giorni: è evidente che la conoscenza delle relazioni tra neve e tipi di tempo possa essere utile per sviluppare dei sistemi di preallarme, sulla base delle previsioni di circolazione, sempre tenendo presente la situazione del manto nevoso al suolo. L’articolo presenta uno studio effettuato sulle precipitazioni invernali nel decennio 1990 – 2000 in un’area delle Alpi Lombarde: l’analisi dei tipi di tempo a scala europea, messa in relazione con l’evoluzione del manto nevoso al suolo, ha permesso di definire una stagione invernale media per l’area oggetto dello studio, evidenziando in particolare le situazioni meteorologiche che maggiormente influenzano il manto nevoso al suolo.

di M.Colombo