Dopo aver guardato per decenni verso le cime, per tenere il passo con i tempi, le guide alpine devono ora lanciare virtualmente lo sguardo verso il cielo, monitorandolo dal nuovo sistema GPS, alla ricerca delle sue costellazioni satellitari…
Il primo round di “immersione spaziale” nella nuova realtà tecnologica -svoltosi a tarda primavera- ha coinvolto un centinaio di professionisti, che, nei vari turni, hanno avuto a disposizione 10 GPS palmari per le esercitazioni sul terreno, computer con tre tipi di software diverso per la gestione dei dati GPS collegato a videoproiettore per le lezioni in interno, e la dotazione di diversi tipi di cartografia su supporto cartaceo (importati con scanner) e digitale, oltre ad una serie di schede e dispense in italiano e inglese.
L’iniziativa ha solleticato anche la stampa che, in particolare, si è occupata dello stage informativo effettuato in Val d’Aosta e del corso per guide vulcanologiche svoltosi in Sicilia in cui

l’utilizzo del GPS è diventato per la prima volta materia di studio in un iter di formazione.
Tutti gli allievi hanno dimostrato grande interesse e soddisfazione, sia per l’opportunità di usare personalmente i dispositivi, che per la possibilità di ricevere direttamente (durante lo svolgimento delle esercitazioni), e in tempo reale, tempestive informazioni di utilizzo degli strumenti da parte del docente.
Cesare Cesa Bianchi, direttore tecnico del corso di formazione delle guide vulcanologiche, ha riferito dell’intenzione del comitato tecnico del Collegio Nazionale delle guide di includere a breve questi stage nelle materie ufficiali dei corsi. Da parte sua, Gian Pietro Verza, docente ai corsi, da commentato: “Questa prima serie d’incontri ha fornito anche a me l’opportunità di approfondire ulteriormente l’ esperienza personale nella materia, che ritengo un importante passo nel know how nel settore delle tecnologie GPS applicate e in quello dei professionisti della montagna”.