Riscoperta di un ambiente naturale unico a 1800 m di quota.
Nonostante le sue minuscole dimensioni e l’innalzamento globale della temperatura, il ghiacciaio del Montasio risulta essere uno degli ultimi baluardi glaciali dell’arco alpino a resistere ancora a quote così basse. Infatti nel Tarvisiano, al margine estremo della Val Saisera sulle pendici nord del Jof di Montasio, alla quota di appena 1800 metri, in fondo ad un profondo canalone alimentato da valanghe, si trova un minuscolo ghiacciaio, tanto piccolo quanto affascinante.
Punto di partenza obbligatorio per chi decide di intraprendere la scalata alla parete nord dello Jof di Montasio seguendo la storica e suggestiva via Kugy, (in onore a Julius Kugy padre e scopritore dei percorsi più affascinanti delle Alpi Giulie) il ghiacciaio del Montasio si presenta come un conoide di ghiaccio e neve alto circa 200 metri.
Non indifferente al generalizzato problema dell’innalzamento della temperatura, anche esso negli ultimi anni accusa sostanziali riduzioni di volume e sensibili arretramenti.
Infatti basta dare un’occhiata alle pareti rocciose che lo racchiudono ed alla morena antistante per rendersi conto di quanto più ampio fosse solo qualche decennio fa, tant’è vero che l’attacco della via Kugy, una volta senza difficoltà di sorta, ora presenta un primo tratto con difficoltà di III e IV grado .
Tale situazione, se non interverrà un’inversione di tendenza, porta ad ipotizzare per un prossimo futuro, se non la sua completa scomparsa, sicuramente una consistente riduzione della sua massa, costringendolo a seguire le sorti del ghiacciaio del Canin, anch’esso residuo glaciale situato su una conca a quota 2200 m sotto le pendici nord del monte Canin, confinato ad essere ormai un mini rock glacier.
Nel settembre del 1993, a seguito di un periodo di piogge particolarmente intense il fronte destro della morena antistante cedeva e riversava a valle una quantità di detriti, stimata in alcune decine di migliaia metri cubi, dopo un salto di circa 1000 metri, aggirando lo sperone di roccia su cui si trova il rifugio Stuparich, si depositava in fondo al torrente Saisera. Tale episodio ha contribuito a mettere a nudo parte del ghiaccio da sempre interrato sotto i detriti morenici, rendendolo ancora più vulnerabile all’azione degli agenti atmosferici. Essendo alimentato esclusivamente dalle colate valanghive provenienti dalla zona sovrastante ha sofferto pure della carenza di precipitazioni nevose degli ultimi decenni. Piccolo angolo di paradiso, residuo di un mondo ormai scomparso esso mantiene comunque intatto il suo fascino in grado di stupire chiunque lo raggiunga.

di D.Moro