ANDAMENTO
NIVO-METEOROLOGICO SULLE ALPI ITALIANE
La scorsa stagione è iniziata precocemente: già dalla fine di settembre
episodi perturbati hanno apportato precipitazioni nevose oltre i 2500-2700
metri di quota. Successivamente, dalla seconda decade di ottobre, numerose
ed abbondanti nevicate hanno contribuito alla formazione di uno strato consistente
di manto nevoso oltre i 2600 metri, basti pensare che sul Ghiacciaio del
Livrio - Passo Stelvio (3200 m s.l.m.) il nuovo manto nevoso ai primi di
novembre superava abbondantemente i 2 metri di spessore. Proprio in questa
località ed in Alta Valtellina vengono rilevati i primi incidenti da valanga
del nostro paese:
• il giorno 8 ottobre un turista, con il fuoristrada, forzando lo sbarramento
predisposto sulla SS.38 in prossimità del valico dello Stelvio per il pericolo
di valanghe, è stato travolto sulla strada da una valanga a lastroni;
• nelle festività di Ognissanti, due surfisti scendono in fuoripista dal
Monte Scorluzzo (in prossimità del Passo dello Stelvio) e, innescando una
valanga a lastroni di medie dimensioni, provocano un distacco a distanza
che raggiunge la pista di fondo e seppellisce parzialmente tre fondisti
in allenamento;
• domenica 5 novembre un gruppo di 11 scialpinisti - telemarker provoca
una valanga sul versante Nord-orientale del Monte Corno, in prossimità del
Passo Foscagno (SO), quattro di essi vengono travolti.
Gli episodi perturbati, molto frequenti nella prima parte della stagione
ed in gran parte imputabili all’approfondimento di sistemi ciclonici sull’Atlantico
o sul Mediterraneo, quindi molto carichi di umidità, si susseguono con brevi
pause l’uno dall’altro dall’inizio di novembre sino alla prima decade di
gennaio. Parallelamente, i continui sovraccarichi del manto nevoso, perlopiù
caratterizzato da neve molto umida fino oltre il limite boschivo, contribuiscono
ad innescare molti fenomeni valanghivi di notevoli entità e, in alcuni casi
con carattere di eccezionalità, in particolare quelli che si sono verificati
nei giorni successivi all’Epifania.
Visto il significativo innevamento presente al suolo, già da dicembre, in
concomitanza di eventi perturbati, l’indice di pericolo valanghe riportato
nei bollettini nivome-teorologici viene spesso ricondotto al grado 4 FORTE
su più regioni o provincie italiane. In alcune località montane, si cita
ad esempio la frazione di Primolo Alta Valmalenco (SO), si mettono in
atto sistemi di monitoraggio a protezione delle unità abitative e delle
vie di comunicazione e con apposite ordinanze vengono fatte evacuare per
sette volte le persone. Solamente con febbraio la situazione diventa un
po’ più tranquilla, gli episodi perturbati sono più sporadici ed in generale
meno intensi.
Oltre il limite boschivo il manto nevoso raggiunge spessori considerevoli
e tra i più alti registrati negli ultimi 100 anni, riconducibili a stagioni
invernali quali quella del 1951 o quella più lontana del 1916. Il cumulo
della neve fresca per l’intera stagione invernale, registrato dalle stazioni
nivometeorologiche poste oltre i 2300 metri di quota, evidenzia apporti
nevosi superiori ai 20 metri su quasi tutti i settori dell’arco alpino.
|