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Lo strumento che permette di evidenziare le aree potenzialmente
interessate da fenomeni valanghivi è la Carta di Localizzazione Probabile
delle Valanghe (C.L.P.V.).
È una carta tematica, in scala 1:25.000, che riporta i siti valanghivi
individuati sia in loco, sulla base di testimonianze oculari e/o d’archivio,
sia mediante l’analisi dei parametri che contraddistinguono una zona
soggetta alla caduta di valanghe, desunti dalle fotografie aeree stereoscopiche.
Essa fornisce le informazioni di base per l’ubicazione di nuovi insediamenti
quali abitazioni, impianti sciistici, vie di comunicazione, ecc…,
e permette di valutare e progettare le opere di difesa necessarie
per un’adeguata protezione. La C.L.P.V. assume quindi una notevole
importanza nella pianificazione territoriale delle aree montane.
La metodologia di realizzazione, elaborata in Francia negli anni ’70,
è stata adottata anche in Italia dall’A.I.NE.VA., dove viene applicata
ancora oggi. Essa si basa su 3 fasi sequenziali: la fotointerpretazione,
l’inchiesta sul terreno e la restituzione
cartografica. La fase di fotointerpretazione è finalizzata
all’individuazione, su fotografie aeree estive, di tracce fisiche
o geomorfologiche delle valanghe cadute (presenza di grossi blocchi,
assenza di vegetazione arborea, natura del suolo, pendenza). La seconda
fase fondamentale del lavoro, l’inchiesta sul terreno, consiste nel
reperimento del maggior numero di informazioni sulle valanghe che
si sono verificate nei siti in esame, anche nel passato. Tutte le
informazioni raccolte vengono infine riportate sulla base topografica,
avvalendosi di una simbologia standard che prevede il colore arancione
per i dati desunti dalla fotointerpretazione, il colore viola per
i dati derivanti dall’inchiesta sul terreno e il nero per le opere
di protezione e gli impianti di risalita. |
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| Per l’urbanizzazione in montagna vengono elaborati i Piani delle
Zone Esposte al Pericolo di Valanghe (P.Z.E.V.), carte a grande scala
(da 1:5.000 a 1:2.000) che individuano il sito valanghivo ed in particolare,
mediante studi dinamici, la sua espansione nella zona di accumulo.
Nei P.Z.E.V. la valutazione del rischio viene fissata tramite parametri
matematici, che quantificano velocità e altezza di scorrimento delle
valanghe, pressioni trasmesse e distanza d’arresto. Nella zona di
arresto vengono individuate tre o quattro aree caratterizzate rispettivamente
da rischio forte (colore rosso), debole (colore blu), e presumibilmente
nullo (colore bianco); secondo alcune legislazioni è prevista anche
una zona gialla, con caratteristiche particolari (zona raggiunta dal
soffio della valanga, zone per le quali esistono solo informazioni
relative a valanghe eccezionali). In ciascuna delle zone individuate,
sono previste prescrizioni urbanistiche ben definite. |
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