|
La presenza di temperature negative all'interno delle
nubi determina la costruzione del cristallo di neve: esso prende
origine dalla sublimazione delle goccioline di vapore acqueo attorno
a minuscoli nuclei di congelamento. Ancora nell'atmosfera la temperatura
ed il grado di umidità influenzano lo sviluppo del cristallo secondo
direttrici diverse: verso l'alto, sui lati oppure sugli angoli,
determinando la formazione di diverse tipologie di cristalli. Questi,
turbinando nell'aria, possono combinarsi tra loro formando i ben
visibili fiocchi di neve. Difficilmente i cristalli arrivano indenni
al suolo: già durante la caduta la loro forma può essere assai modificata
soprattutto per effetto del vento.
La loro vita al suolo è poi soggetta ad altre trasformazioni, dette
metamorfismi, determinate dalle variazioni della temperatura dell'aria
che influenza il manto nevoso:
temperatura dell'aria prossima agli 0 °C mantiene temperature simili
anche all'interno del manto favorendo l'arrotondamento dei cristalli
e l'assestamento della neve (metamorfismo
distruttivo);
temperatura dell'aria fortemente negativa determina la formazione
di strati più freddi all'interno del manto in prossimità della superficie
e strati con temperature prossime allo zero in profondità. Questa
differenza di temperatura della neve, in rapporto allo spessore
del manto stesso, viene definita gradiente. Quanto più esso è elevato,
tanto più è favorita la costruzione di cristalli sfaccettati, o
a calice, negli strati basali ed intermedi (metamorfismo
costruttivo). In superficie, invece, con questa temperatura
abbiamo la cristallizzazione dell'umidità dell'aria e la formazione
di brina;
il raggiungimento di temperature di 0° C del manto nevoso, dovuto
a radiazione solare, irraggiamento geotermico, vento o altri fattori
determina la fusione dei grani e dei cristalli di neve
(metamorfismo da fusione). Le precipitazioni nevose si sovrappongono
cronologicamente le une alle altre formando degli strati con caratteristiche
fisiche e meccaniche differenti e tendono a sviluppare forze e tensioni
che, sui pendii ripidi, non sempre si controbilanciano: ecco allora
che i legami si indeboliscono ed è la
valanga.
I tecnici degli Uffici Valanghe delle Regioni e
Province Autonome aderenti all'A.I.NE.VA. durante la stagione invernale
seguono costantemente l'evolversi della neve al suolo ed elaborano,
più volte alla settimana, il Bollettino Nivometeorologico.
|