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Come ogni entità fisica presente sulla terra, anche il manto nevoso
è soggetto alla forza di gravità che si manifesta con movimenti
e deformazioni più o meno evidenti a seconda della velocità e dell'intensità
delle forze che entrano in gioco.
Come abbiamo visto, con l’applicazione di queste forze su un piano
orizzontale, l'effetto risultante nel tempo è l'assestamento, cioè
la riduzione di spessore e di volume con conseguente aumento della
densità della massa nevosa e la diminuzione dell'altezza del manto
(fig.4).
Quando il piano è inclinato, la forza T, componente parallela
al terreno della forza peso P, determina una sollecitazione tale
da causare il movimento lungo il pendio. Se questa sollecitazione
è veloce e non controbilanciata da attriti e forze resistenti avremo
il fenomeno valanga (fig.6). I principali fattori che influenzano
la stabilità del manto nevoso sono quindi l'inclinazione dei pendii
e l'altezza del manto che, con il loro aumento, accrescono la componente
della forza peso parallela al pendio (fig. 7).
Possiamo quindi introdurre il concetto di grado
di stabilità S, definendolo
come rapporto fra le forze resistenti R,
cioè quelle che si oppongono al movimento, e le forze
propulsive T, cioè quelle
parallele al pendio che tendono a muovere il manto:
S = R/T
E pertanto:
se R>T sarà
S >1 e si avranno condizioni di stabilità;
se R=T sarà
S=1 e si avranno condizioni di equilibrio precario;
se R<
1 sarà S<1 e si avranno condizioni di instabilità (valanga).
Non dobbiamo comunque dimenticare che nella realtà molto spesso
la situazione è più complessa a causa dell'estrema variabilità del
manto nevoso, che a sua volta è legata alla variabilità di terreno,
vegetazione, quota, esposizione, ecc... Nel manto infatti possiamo
avere, anche in spazi ridotti, una estrema varietà di situazioni
con zone caratterizzate da tensioni molto forti e zone con resistenze
molto deboli (fig.8).
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