In questi ultimi 25 anni sulle Alpi sono morte in valanga mediamente un centinaio di persone a stagione invernale, tra queste, una ventina sul versante italiano. Gli sci alpinisti e gli sciatori fuori pista sono gli sportivi più coinvolti sia in Italia sia nel resto delle Alpi con il 60-70 % dei decessi. Le attività sulla neve al di fuori degli ambiti controllati (comprensori sciistici) sono sempre più in espansione e con esse anche gli incidenti e gli eventi tragici; fortunatamente, all’aumento percentuale dei praticanti registrato in questi ultimi 25 anni, non corrisponde una eguale espansione degli incidenti. Le statistiche mostrano anche una diminuzione delle vittime nei territori soggetti a controllo (centri abitati, vie di comunicazione, attività lavorative stabili sul territorio), conseguenza questa dei notevoli investimenti effettuati in opere di protezione stabili (barriere fermaneve, gallerie, cunei di deviazione, ecc.). Tuttavia inverni particolarmente nevosi o situazioni nivometeorologiche particolari, come la stagione 1999-2000 sulle Alpi settentrionali, possono determinare delle nuove situazioni di pericolo, che possono interessare ciò che l’uomo riteneva sicuro. È importante sottolineare che se i decessi per stagione invernale non sono tanti quante le vittime della strada (6000 circa all’anno in Italia), l'incidente in valanga conta 56 decessi ogni 100 incidenti, contro i 3 degli incidenti stradali. Ecco quindi che il problema assume una dimensione diversa, al di là del valore dei piccoli numeri.